martedì 9 settembre 2014

C'erano una volta...le mondine

Riporto un altro passo del viaggio tra Roma e il Passo del Gran S.Bernardo.  Sempre per acquistare tempo abbiamo percorso una tappa doppia in bicicletta. Da S.Cristina a Pavia e da Pavia a Garlasco.
Per capire meglio il pezzo è da precisare che VilFred è il bordone benedetto che dovevamo trasportare fino al GSB.   SIREVA è la sigla che racchiude le ragazze dell Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) che facevano da collegamento fra noi e le istituzioni e i volontari che ci aiutavano per il trasporto del Camper da una tappa all'altra. Westf è il nomignolo dato al nostro furgone camper. Pino è il mio navigatore Oregon 300.  Un'altra cosa da precisare: ci siamo inventati dei personaggi fantastici che fungono da ispettori AEVF che sono dislocati lungo il percorso per controllare che noi si faccia le cose per bene.... 
Su you tube al canale di stefano alinovi ho pubblicato un piccolo filmato realizzato con le foto scattate durante la tappa ...a chi interessa....
c'erano una volta...le mondine (il video) 

L’aria è decisamente estiva.
Fino a qualche giorno fa dormivamo tranquillamente dentro il saccopeloso e anche ben stretti. Ora col  solo lenzuolino ho un caldo boia.
Alzo delicatamente la tendina per guardare fuori.
E’ ancora buio, il silenzio del paese è impressionante.
Non so che ore sono, so solo che ho caldo.
Con la massima cautela apro la tendina e calo la zanzariera.
Respiro un po’.
Non so come faccia Flora a dormire con questo caldo, poi quassù in mansarda la situazione è veramente torrida.
Muovendomi con attenzione scendo dal letto e apro anche la finestrella del bagno.
Circola un filo d’aria… meno male.
Non risalgo subito… siedo sul divanetto… che poi sono i sedili posteriori del mezzo, scosto il cumulo dei vestiti e  fisso nel vuoto, godendo quel filo d’aria fresca che la notte fonda ci offre.
Provo a focalizzare la situazione…
Non guardo nulla, davanti a me il buio.
Man mano che passano i minuti riesco a vedere sempre meglio… la vista ed il cervello si sono resettati e messi in fase; ora riesco a distinguere ogni cosa grazie agli spiragli di luce che filtrano dalle coperture dei vetri…
Intravedo le curiose forme delle borse piene di materiale, tutta la nostra roba… buttata lì in un qualche modo.
Quando siamo partiti da Roma avevamo tutto perfettamente in ordine…
Poi è stato sempre più il trionfo del caos…
Cerca, fruga, sposta, dividi, unisci, metti lì per oggi… poi lo mettiamo a posto…
E ciao bambina!
Normale.
Quant’è che andiamo?
Devo fare i conti e non ne ho voglia…
Mi sto divertendo… non ho nessunissima voglia di arrivare … andrei all’infinito.
Mi sto divertendo e rilassando…
Ogni giorno una piccola meta.
Ogni giorno una piccola vittoria.
Ogni giorno un’avventura.
Tutti i giorni ci avviciniamo alla meta, sempre più.
Poi dovremo tornare
Poi sarà finita.

Questo viaggio simbolico… come la vita…
Ogni giorno un problema da risolvere, ogni giorno un’avventura, ogni giorno diverso dagli altri…
E nello stesso tempo tutti i giorni uguali… uno dopo l’altro, ora dopo ora… verso la meta finale.
Poi stop.
Nessuno è più tornato a raccontare.
Ognuno si aggrappa alla sua fede per vivere  più serenamente il “suo” momento, quando arriverà.
Camminando… si impara a camminare…
Questa immagine continua a girarmi in testa.
Mi piace, dà l’idea.
Per lo stesso motivo mi spaventa un po’.
Il tempo trascorre veloce, di passi ne ho già fatti tanti.
Sto bene, sono felice.
Sto imparando qualcosa di nuovo e di bello ogni giorno.
Ho una nuova vita da vivere con Flora .
Flora mi vuole bene… e mi rende felice, mi fa sentire giovane e vitale…
Nello stesso tempo mi fa sentire molto vecchio.
Sento il salto generazionale, sento che ha un altro modo di affrontare la vita.
Ma mi piace provare ad unire i due modi di vivere per avere un risultato di grande valore.
Ma il tempo…
Già, il tempo…
Chi me lo rende il mio tempo?
Chi mi restituisce i giorni passati a correre in un paese assolato senza macchine... chi mi dà indietro quei pomeriggi interminabili passati a pescare nella “Fossa” con una canna di bambù, un amo e una manciata di vermi… i giorni della scuola elementare, col maestro che ci faceva scuola all’aperto, ci portava in gita in bicicletta, ci faceva fare ginnastica e giocavamo a pallacanestro… scandalo!!!
Le pescate di frodo nel fossato della Rocca di Fontanellato...
Le partite di calcio a Cannetolo… nella nebbia e nel fango, fino a buio…
Spalla cotta, fagioli e cipolle, malvasia fresca e spumeggiante, assaporata con gli amici all’osteria, raggiunta allegramente a piedi o in bici, unici mezzi di trasporto per slirati e sfigati come noi.
Il militare… le fughe dalla caserma per raggiungere la morosa… quella morosa che poi non era mica tanto convinta…
I figli…
Le gare di corsa…
Le mie montagne...
E la vita mi passa davanti agli occhi come in un film d’altri tempi.
Un kolossal che nessuno potrà mai vedere.
Un film che non potrà mai vincere un oscar, perché denso di sola normalità. Un film che avrò vissuto intensamente, al meglio di me stesso.
Ho sempre creduto in quel che ho fatto…
Non ho niente da rimproverarmi… se non col senno di poi… ma è un gioco facile… non vale.

L’intonato fischiare del merlo mi distoglie dai pensieri di questa notte infinita.
Il litigare di due gatti che si inseguono urlanti, il conseguente abbaiare nervoso di un cane, che non può uscire per rincorrerli e partecipare alla rissa… un auto che va… e ritorno al presente reale.
Il presente reale, è qui… dentro questo piccolo mezzo.
Una piccola donna, così importante, così fragile ma così forte da avermi saputo appassionare e trascinare in ogni genere di nuova folle avventura.
Ora è questa la mia vita, il mio presente.
Domani… vedremo… sarà un’altra avventura, vissuta con entusiasmo e passione…
Fin qui… tutto bene.
Stanco di questa inutile fuga nel tempo e nelle memorie, rinfrescato dall’aria di un’alba che tarda ad arrivare, risalgo con passo felpato e muovendomi silenziosamente mi sistemo di fianco alla piccola donna che tanto ha scosso la mia esistenza.
Non si sveglia… ma mi sente e si avvicina… cerca sicurezza? Non lo so…
So per sicuro che tiene tre quarti del posto letto del Westf e che io devo sempre restringermi e sistemarmi nel restante quartino.
Mi scappa da ridere…

Mi sveglio di soprassalto quando la sveglietta di Flo squilla, trilla, vibra… rompe le palle per dirla breve.
Il sole è già alto, ma il Westf è ancora in ombra.
Sotto quel che rimane dell’impianto “lenzuola” ci stiracchiamo come due gatti…
Due rapidi coccolini… poi “quella lì” salta giù e comincia a rognare che ha fame, che c’è da far colazione, che c’è da andare…
Si, va bene. Bisogna essere rapidi, ma calmi… Tranquillamente veloci… Rapidi e Potenti.
Sta mia far confusion, la maten bonora… ufffff !!!”
Qui la vita va così, c’è poco da dire e da fare e anche da brigare… c'è chi comanda e chi obbedisce.
A volte mi sento un po’ Garibaldi…
E sotto ai baffi, VilFred, se la ride.
“Ma cosa c’hai da ridere te?”
La colazione sul Westf è sempre un piacere…

Poi c’è da andare. Oggi si arriva a Garlasco, paese tristemente famoso.
Possibile che si parli di un paese solo quando ci sono disgrazie? Magari è un paese bellissimo, ma nessuno ne parla per secoli… Poi succede una disgrazia e la gente si ricorda di quel posto solo per quello.
Oggi dobbiamo arrivare a Garlasco… e ci viene la pelle d’oca.
Ma il 99,99999% della gente è brava e buona… però quella sensazione strana giù per la schiena rimane…
Potenza della televisione…
Ha ragione Flora… quando spengeranno il segnale analogico smettiamo la TV e non paghiamo più il canone…Basta, non se ne può più!!

“Beh!! Le bici sono pronte. Tu?”
“Sì, sì, arrivo!”
“Non lo so, io… è sempre in bagno!!!”
Mentre chiudo per bene il Westf e sistemo Pino sulla sua staffa, Flo fa una volata in comune a farsi fare il timbro sulla credenziale.
E’ lunedì mattina, ma la vita di Santa Cristina non è molto più agitata di ieri pomeriggio.
Poca confusione, forse è meglio così.

Guardo in giro se vedo i due bambini biondi di ieri sera… dovrebbero andare a scuola…
Bambini in giro,  pochi, e nessun biondo…
Ne sono sicuro… quelli di ieri erano angioletti assoldati da SIREVA…
(Ma se io dormissi di più la notte?)
Dopo le solite raccomandazioni al Westf (ormai siamo proprio andati) partiamo pedalando. Pochi giri di ruota e siamo fuori paese, in aperta campagna.
L’aria fresca ci aiuta, una delicata arietta solletica le braccia e le gambe, l’atmosfera è stranamente tersa, per essere una mattina tipicamente estiva in una zona tipicamente “bassa” come questa.
Mi aspettavo quella sorta di foschia impalpabile come nella “nostra bassa”.
Le montagne sono veramente lontane…
“Non ci sono più le stagioni di una volta!!””
“Per forza, son già passate…”
Questa volta Flo non può rincorrermi, sui pedali sono decisamente più svelto di lei…
Le ampie carraie e le strade bianche corrono svelte sotto le nostre ruote grasse.
I chilometri passano veloci.
Flora è bella riposata, si sente bene in sella e pedala allegramente.
Bene.
Ben presto ci rendiamo conto di essere in anticipo sulla tabella di marcia.
Bene, vorrà dire che ci fermeremo più spesso per scattare qualche foto.

La campagna ha colori e colture molti simili alle nostre, notiamo però che c’è un' infinità di grandi canali, spesso artificiali, che tagliano la terra e costeggiano le strade.
I poderi sembrano molto grandi, fra una cascina e l’altra c’è molta strada…
Da noi, i poderi sono sempre stati molto piccoli, e tra una fattoria e l’altra correvano poche centinaia di metri.
Ora molte case coloniche sono state abbandonate e i poderi accorpati… ma è un altro discorso.

Il fiume Olona scorre lento e pacioso. Uno sbarramento rende lago il piccolo fiume…
Non c’è anima viva. Non si vedono nemmeno contadini al lavoro. Boh!
Quando leggo il cartello esplicativo del fiume i miei pensieri corrono a quando mi appassionavo alle storie dei pirati e dei corsari… I romanzi di Salgari, il Corsaro Nero e il Corsaro Rosso...
Se non ricordo male fra i pirati c’era un tale detto l’Olonese.
Che venisse da Corte Olona, che abbiamo appena sfiorato poco fa?
“Ma no, era un francese!!!”
mi rimbrotta subito la neo moglie...

Davanti a noi, un’ampia macchia rossa richiama la nostra attenzione.
Non sono i papaveri ad infestare il frumento… bensì il frumento che infesta il campo di papaveri.
Non ne avevo mai visti così tanti...
Le tonalità di rosso variano in maniera gradevole e danno movimento alla massa colorata.
Non c’è un filo d’aria, ma sembra che la grande fascia rossa si muova come il mare al largo.
Aggiriamo una grande cava completamente accerchiata dai papaveri.
I campi aggrediti e feriti dai camion e dalle ruspe si tingono di rosso come a perder sangue da una ferita…


Stiamo andando bene… ma bene bene… tanto bene che a Torre de’ Negri sotto il cartello stradale con l’avviso di controllo elettronico della velocità faccio rallentare e fermare Flora… non vorrei che prendessimo una multa….
“Pellegrini in bici superano il limite di velocità: sequestrati i mezzi” sarebbe un bel titolo da quotidiano locale…  o da inserire sul prossimo numero della rivista “Via Francigena”.
Fotografo Flora sotto il cartello di una frazione chiamata “Santa Margherita” e la mando a… cantare.

Che siamo sulla strada buona ce lo dice una frazione di Belgioioso: San Giacomo.
Ci rifermiamo a fotografare una chiesa del XII secolo, chiaro esempio di arte lombarda, anche se del XII secolo rimane solo l’abside…
Poi via di nuovo, rapidi…
Il cartello “Pavia” ci spaventa un po’… già qui?
Palo… prima di arrivare in centro ci mettiamo un po’ di tempo.
Approfittiamo dell’anticipo per fermarci un attimo anche presso il complesso di San Lazzaro. Peccato che sia chiuso.
E’ ancora presto quando arriviamo davanti al Duomo di Pavia. Stanno addobbando la cattedrale, che riaprirà dopo i restauri. C’è troppa confusione. Ci fermiamo giusto il tempo di due foto frettolose.
E’ un po’ presto per mangiare…
Prima arriviamo a Garlasco, meglio è.
Dopo rapida consultazione, decidiamo di anticipare la sosta mensa.
Ci attrezziamo per il desinare appena di là dal Ponte Coperto sul Ticino, in un piccolo parco.
Nelle panchine accanto a noi c’è altra gente che pasteggia… qualche elegante impiegato in pausa pranzo, qualche studente, due amanti galeotti che si baciano appassionatamente sotto l’ombra complice.
Su quest'ultimo fatto spettegoliamo per bene.
Una giovane mamma dell’est siede il bambino sulla balaustra dell’argine e mostra al piccolo il lento andare del tranquillo Ticino.
E mentre sbocconcello pane e formaggio, tra un sorso e l’altro della birra fresca, rimiro la mia bici nuova… che bella!! ! Ho proprio voglia di metterla alla prova su terreno difficile.
Regaliamo un po’ di pane agli uccellini e ripartiamo…
La traccia ci porta proprio sul sentiero che corre a bordo fiume.
Bisogna scendere… ci sono delle ripide scale…
Per il pedone no-problem, ma per il ciclista… c’è da portar giù la bici a spalla.
“Ah Aaaah! Quale migliore occasione di provare il mezzo?”
“Quale migliore occasione per rompersi la testa?”
“Tranqui… tranqui… con questa bici non conosco ostacoli… spero.”
E mi butto… bene indietro, fuori sella…
La bici scende che sembra sul liscio.
Che meraviglia… e la sella è alta, non l’ho abbassata.
La forcella anteriore lavora che è uno spettacolo… la sospensione dietro è bella morbida che sembra di essere sulla terra battuta…

Mi bevo tutte e due le rampe…
Flora giustamente scende con la bici a mano.
Sento mugugnare la mia fedele Gigia (la Specialized), voleva scendere anche lei dalle scale… è un po’ invidiosa… ma anche più vecchierella e la forcella anteriore, pur validissima, ha una corsa molto più breve…
e le scale sono molto ripide e i gradini belli alti.
La traccia ci conduce su uno stupendo sentiero, lungo il Ticino, dentro un rigoglioso bosco fluviale.
L’ombra ci giova parecchio, la giornata è veramente calda. Qua e là ampie macchie a cespuglio ci fanno sentire il calore del sole…
Mi fermo un attimo per fotografare angoli nascosti e chiaroscuri stupendi… e anche per una veloce pipì.
Non l’avessi mai fatto!!!

Ho fatto i conti senza l’oste…
Eppure sono della bassa…
Ma questa non me l’aspettavo proprio… a quest’ora…
Come mi fermo vengo assalito da un' incredibile quantità di zanzare inferocite.
Non ne avevo mai viste così tante tutte insieme e così “assetate”.
Provo, senza risultato, a mandarle via.
L’unica soluzione applicabile è la fuga… e anche ben veloce.
Non ho tempo di risalire in bici in modo canonico…
Prendo una veloce rincorsa correndo e salto letteralmente sulla bici, iniziando immediatamente a pedalare furiosamente.
In pochi secondi mi hanno massacrato… e devo ancora fare la pipì…

Intanto, Flora ha iniziato un curioso siparietto telefonico con gli amici di Garlasco.
Non so se è stato per una strana combinazione di date e di eventi, o una cattiva interpretazione dello specchietto delle nostre tappe, fatto è che ci aspettano per domani... Ma noi domani dobbiamo essere a Vercelli…
Inizialmente sembrava che il problema potesse essere l’ora del nostro arrivo, troppo anticipato sul previsto…poi gira e rigira salta fuori che  hanno capito male il giorno…
Purtroppo non possiamo fermarci più del dovuto e soprattutto non possiamo tornare per la sera successiva…
Flora fatica a spiegarsi con la persona dall’altra parte del telefono…
Le telefonate si susseguono una dietro l’altra per una buona mezz’ora…
Siamo su un argine… al sole, nell’erba alta… e il telefono che squilla in continuazione…
Per fare un chilometro impieghiamo mezz’ora…
Ciao vantaggio.
Finalmente Flo raggiunge un compromesso accettabile con qualcuno del comune di Garlasco.
Continuiamo a pedalare sotto il solleone.
Davanti a noi appaiono le prime risaie, enormi bacini d’acqua bassa, decisamente rettangolari… tutte uguali, o quasi.

La variabile è il livello dell’acqua nelle vasche…
In alcune la piantina di riso è completamente sommersa, in altre spunta la cima delle foglioline, in altre ancora l’acqua è appena presente…
Il sole alto riverbera in modo fastidioso sull’acqua dandoci ancor più la sensazione di caldo.
L’umidità si percepisce a pelle.
Penso a tutte quelle ragazze che venivano a fare la “stagione” del riso per poche “palanche”.
Penso a quelle giovani schiene piegate sotto il sole, a quelle gambe immerse nell’acqua, con le zanzare a martoriare la pelle…
E lavorare ore e ore tutti i santi giorni…
Flora mi ricorda il coro delle mondine e i loro canti…
Ma, mi chiedo io, alla sera, avranno avuto ancora la forza per cantare?
Durante il duro lavoro, cantavano come gli schiavi neri nelle piantagioni di cotone?
Il capolavoro cinematografico “Riso amaro” ha fatto conoscere al mondo il lavoro delle mondine…
Ma penso alle ragazze dei primi del 900…
Giovani donne rese prematuramente vecchie dal lavoro della risaia… eppure facevano rissa pur di andare a fare la stagione, per portare a casa quei quattro soldi per raddrizzare il povero bilancio domestico.
Le mondine, che hanno ispirato, e continuano ad ispirare nel ricordo scrittori, pittori e musicisti, hanno rappresentato una novità dal punto di vista sociale ed economico per l'Italia dall'inizio del Novecento agli anni sessanta: erano donne che per la prima volta lavoravano fuori casa e che per la prima volta, slegate dai vincoli famigliari, potevano godere di una libertà mai conosciuta. 
La mia bisnonna, la mitica Rosina, era del 1886 .
Era una “benestante”, aveva un podere suo e lo coltivava col marito, due figliastri e quattro figli suoi.
Ma mi raccontava spesso di famiglie meno fortunate, che mandavano i figli come “famigli” (i famosi Famij da fagot) e di tante ragazze che all’epoca del riso partivano con la tradotta come i soldati e andavano a fare la campagna del riso.
Non capivo bene perché ero piccolo… ma spesso durante i racconti piangeva…
Mi piaceva la mia bisnonna perché mi raccontava tante cose… di cui non capivo molto, ma mi colpiva il suo modo di raccontarle, con passione, e sentimento.
Riviveva quei momenti e quei fatti con grande partecipazione.
Erano momenti durissimi… sono convinto che noi rammolliti non sapremmo sopravvivere a quelle situazioni.
Eppure quelle donne, col culo per aria e le gambe in acqua, fra le zanzare e le bisce, sotto il solleone, seppero sopravvivere, seppero ribellarsi ai soprusi, seppero vivere anche momenti d’amore.

Mentre Flo canta qualche pezzo della tradizione delle mondine, arriviamo a Garlasco.
Trovare piazza e comune è facile…
Telefoniamo per comunicare il nostro arrivo…
Siamo un po' guardinghi e diffidenti, vista la strana sequenza di telefonate di poco prima.
Chi ci riceve invece è estremamente gentile… ci fa mettere le bici al sicuro e ci offre acqua fresca.
Nella grande sala consiliare c’è bel fresco e stiamo bene.
Ci guardiamo attorno intanto che arriva il segretario comunale. E’ una signora decisamente simpatica e alla mano, molto cortese. Si scusa dei problemi sorti e della impossibilità di darci una mano…
Ci è veramente simpatica… è una mamma come le altre… e sta rubando del tempo alla sua famiglia per ricevere due pellegrini; e si scusa del poco tempo a disposizione…
Ci riporterebbe anche a Santa Cristina… ma prima deve andare a Milano a portare la figlia…
Abbiamo i treni relativamente comodi… approfitteremo di quelli.
Molto gentilmente ci fanno dono dei loro prodotti tipici… farina di mais e riso.
E ancora mi tornano in mente le mondine e il loro massacrante lavoro… Centinaia di giovani schiene piegate sull’acqua…
Artriti, artrosi, zanzare fastidiose… la pelle piagata e rovinata dal sole che riverbera impietoso sull’acqua malsana.

Dopo le foto di rito col sindaco, che gentilmente ci concede qualche minuto del suo prezioso tempo, risaliamo sui nostri mezzi a pedali e ruote grasse e cerchiamo la stazione.
Garlasco non è una grande metropoli e la stazione è subito lì…
Anche il treno non si fa aspettare.
Il trenino è proprio un trenino… a fatica issiamo le mtb. I larghi manubri faticano a passare per la porta… la saracinesca del portabagagli non si alza… siamo decisamente nei piedi alla gente che deve salire e scendere.
Fortunatamente dobbiamo cambiare a Pavia e non disturbiamo più del dovuto.
A Pavia dobbiamo aspettare la coincidenza e ne approfittiamo per un buon gelato.
Ci sediamo in un angolo, all’ombra, e senza perdere d’occhio le nostre preziose bici, ci guardiamo attorno.
Una rumorosa comitiva di giovani anglosassoni, decisamente ustionati da questo primo sole, occupano buona parte della stazione. Sono molto belli, molto atletici, molto biondi, e le ragazze davvero intraprendenti. E’ un po’ di tempo che non sono a contatto con i giovanissimi e ho perso l’abitudine ai cambiamenti di costume… mi sento davvero vecchio e invidio questi giovani ragazzi che hanno tanta abbondanza… quando ero ragazzo io per un bacetto c’era da patire dei mesi… e poi e poi.
Il capotreno del mezzo che ci riporterà a Santa Cristina è più fiscale del suo collega di prima e non ci vuol far salire dalle porte tradizionali.
Con grandi sforzi riesce ad aprire la saracinesca del portabagagli ed issiamo le bici. Poi la saracinesca non si abbassa completamente e la porta resta discretamente aperta. Sbuffa ed è arrabbiato, ma sull’orario, su internet, su dappertutto c’è scritto che è un treno che può portare le bici al seguito, per cui...
Ma per favore… anche a questo treno mancano solo gli indiani con le frecce e i banditi a cavallo e poi siamo nel Far West… mi aspetto di vedere Geronimo da un momento all’altro.
Guardo la mia bici nuova appoggiata in modo precario… e se si riga?…grrr..

Il viaggio in treno è velocissimo.
Raggiungiamo il nostro Westf a Santa Cristina, salutiamo VilFred che ci ignora sdegnoso e sistemiamo le bici su apposito portabagagli.
Accendo il mio personalissimo navigatore dotato di parola e canto e partiamo alla volta di Garlasco…
Non so cosa abbiamo sbagliato, non so quale circonvallazione strana abbiamo preso, fatto sta che giriamo parecchio attorno a Pavia prima di prendere la direzione giusta.
Quando finalmente approdiamo a Garlasco è quasi scuro.
Troviamo una piazzetta non lontano dalla stazione, molto tranquilla.
Uffa… anche oggi è andata.
Una bella cena, una buona bottiglia di vino fresco, un tiro di buon sigaro…

Domani… si va a Vercelli…



La Vecia Ferovia

L’avevamo già tentata qualche anno fa, ma allenamento e assenza di tracciato gpx ci avevano fermato ad un bivio…andiamo di qui, no di la….sono stanca….
E siamo tornati alla base in quel di Egna…
Quest’anno Flora è partita decisa e allenata.
Bici nuova da onorare, non si può non fare questa simpatica salita.
Ho provveduto a scaricare per bene il tracciato (meglio i tracciati) e, sistemato il “camperone” ( e anche noi) in un bel campeggio/Hotel di Auer, di buon ora siamo partiti alla conquista del mitico tracciato. Dopo qualche chilometro di pista ciclabile fra i meleti iniziamo
la salita verso Montagna.
Purtroppo il tracciato ci porta a percorrere qualche km di strada asfaltata di discreto traffico.  La cosa mi infastidisce non poco, non sono più abituato a sentirmi le macchine sfrecciare a pochi cm dal mio manubrio. Osservando bene il tracciato sul navigatore vedo un bel taglio che sega in due un tornante proprio prima di Pinzano. Lo imbocco deciso. La strada si impenna secca e devo velocemente inserire rapporti più corti. Mi giro e vedo Flora che spinge imperterrita sui pedali senza stramaledirmi (anche a lei da fastidio il traffico). Il taglio ci porta dritto in centro a Pinzano. Ci impressiona una chiesa davvero bella. Non ci corre dietro nessuno, la giornata è bella, il tempo lo abbiamo….andiamo a visitare.  Begli affreschi di fianco all’ingresso e dentro
…ma la cosa davvero meravigliosa è una pala d’altare in legno.
Resto in contemplazione qualche minuto. Una signora che stava sistemando la chiesa aspetta pazientemente i “miei tempi” prima di chiudere la porta…mi accorgo appena in tempo di aver dimenticato il casco…torno di volata prima che la signora se ne vada….Fiuuu…
Abbiamo perso un quarto d’ora ma ne valeva veramente la pena…
Riprendiamo la nostra via fino alle porte di Montagna, dove inizia il percorso vero e proprio della Vecia Ferovia..
Ora il percorso sale con pendenza lieve e costante sul vecchio tracciato ferroviario dove si vedono bene i resti dell’antico passato. Ponti e gallerie accompagnano le nostre pedalate tranquille
. Anche se con poca fatica saliamo costantemente con lo sguardo che corre sulla vallata dell’Adige sottostante. Vediamo il traffico autostradale…ma non ci giunge nessun rumore con nostra grande soddisfazione.
Transitiamo in una galleria che si illumina al nostro passaggio…gran bella sensazione.
Pedalando nel bosco scorgiamo un bel castello…ma non riusciamo a vederlo per bene, appare e scompare dalla nostra vista come un miraggio. Quando ci sembra di averlo raggiunto…scompare e si allontana…. Pazienza. Ora lasciamo per un po’ il tracciato ferroviario e proseguiamo per ripida stradina fra i vigneti ben esposti al sole. L’altr’anno ci eravamo fermati da queste parti… Ora con il tracciato gpx non abbiamo dubbi sul percorso e in breve ci ritroviamo sull’antica strada ferrata. Con un po’ di apprensione attraversiamo una galleria completamente buia (c’era modo di Bypassarla ma…a noi è piaciuta l’idea di percorrerla) che serve da ricovero a mezzi agricoli.
Pedaliamo pedaliamo, ma avanziamo poco. Apparentemente non si fa quota…

Costeggiamo la strada che sale verso Cavalese, non vediamo le auto ed i camions ma ne sentiamo il rumore in lontananza. Quando scorgo le indicazioni per “la Pausa” riesco a raffigurarmi il “dove siamo”. Molti anni fa ho trascorso qualche vacanza invernale in quel di Trodena e questi luoghi mi sono familiari (almeno di nome).
Dopo la Pausa si arriva a Fontanefredde, e S.Lugano non è distante. Quando attraversiamo la strada che mena a Trodena per proseguire lungo il tracciato ferroviario ci si presenta davanti una scenetta d’altri tempi. Un cavallo ha perso un ferro, quindi un maniscalco di “pronto intervento” sta provvedendo a riferrare la zampa. Non abbiamo mai visto l’operazione di ferratura di un cavallo e quindi ci fermiamo a curiosare. Ne approfittiamo per fare quattro chiacchiere, con cavaliere e maniscalco (col cavallo no…non ancora…ma ci stiamo attrezzando).

Poi ripartiamo alla volta di S.Lugano. Ricordo che venivo a fare sci da fondo sulla pista ricavata per buona parte sul tracciato che ora stiamo percorrendo con la mtb. Arriviamo molto velocemente e nel cuore dell’ora di pranzo. Dobbiamo decidere il da farsi. Dobbiamo decidere se proseguire fino a Molina di Fiemme o salire a Trodena e rientrare. Conviene decidere a pancia piena. Ci fermiamo in un ristorantino sulla strada per farci fare un panino e bere una birretta e un buon caffè.
Chiedendo un panino e una birra, prendiamo in contropiede la padrona del ristorante….
Dopo un attimo di apparente smarrimento la signora mormora qualcosa alla barista, ci chiede di aspettare un attimo ed esce….Dopo un po’ riappare con un grosso fagotto….e poco dopo eccoci recapitati due ottimi panini. Probabilmente avevano finito il pane…cosicchè l’ostessa si è precipitata a comperarlo al forno (che era chiuso).
Ristorati riprendiamo la via…verso Trodena.    
Durante l’avvicinamento a S.Lugano, Flora aveva visto dei cartelli segnaletici di sentieri che indicavano la via per Trodena.
Perché, allora, andar per strada? Suvvia, orsù, abbiamo o non abbiamo noi delle mtb?
Guardo verso la montagna in direzione di Trodena…deglutisco, e faccio notare all’indomita sposa che la salita la mi par dureta…
In effetti poco dopo incrociamo il sentiero sopraccitato….e come da previsione esso si inerpica ripido su per il monte…
Nonostante la volontà di andar per sentiero, ci par troppo tosto salire per quella via.
Il navigatore mi indica diversi sentieri possibili, ma da qui a sapere qual’è quello buono ce ne passa.
Quasi rassegnati a tornare sulla strada ripercorriamo a ritroso il percorso della Vecia Ferovia.
Dopo pochissimo una bella carraia parte decisa in direzione consona alle nostre idee…
Ma non ci sono indicazioni segnaletiche che ci confortino….ma sul mio navigatore vedo una traccia…
Che facciamo?
Minacciosi nuvoloni iniziano ad addensarsi sopra le nostre teste…
Tuttosommato Trodena è poco più in là, sono pochi km…
Proviamo…mal che vada spingiamo un po’ o torniamo indietro…
Iniziamo a pedalare (ovviamente in salita) seguendo la traccia sul navigatore. Ovviamente troviamo parecchi bivi…cerchiamo di seguire la traccia che aggira la montagna…
Pedala pedala arriviamo ad un punto morto. Un bel quadrivio davanti a noi….e segnaletiche di luoghi a noi completamente sconosciuti. Notiamo un anziano boscaiolo che traffica fra la legna poco più in la. Come mi ha insegnato l’amico Luca….bisogna chiedere…
E chiedo…
L’uomo assai gentile ci indica la via migliore…
La via migliore è assai mal messa e assai ripida. Ride, il nostro amico, guardando la mia espressione, e ci rassicura dicendo che il sentiero è brutto per 300-400 mt poi torna ben pedalabile.
Ci fidiamo e, memori degli insegnamenti di Matteo e PG, iniziamo un bel portage.
Fatico ma mi diverto…
Flora fatica di più e si diverte di meno.

Fortunatamente i metri di portage sono meno di quelli indicati dal boscaiolo.
Riprendiamo a pedalare lungo un sentiero che si allarga e diventa strada bianca comoda….
Passiamo in fianco ad un piccolo abitato e finalmente troviamo le indicazioni per Trodena.
Siamo saliti ben più in alto del paesello che ora vediamo sotto di noi. Con veloce discesa arriviamo ben presto nel piccolo centro. Quanti ricordi sfrecciano per la  mia mente….i miei primi passi in montagna in un inverno di quasi trent’anni fa….con Carlino piccolino….l’abergo dove avevamo soggiornato….
Flora parte veloce alla volta dell’ufficio turistico….

Una veloce visita, raccogliamo le info necessarie e poi….Flora mi parte dalla parte sbagliata.
Cioè, la via era giusta, ma saremmo scesi per via esclusivamente asfaltata.
Dopo un duro giro del paese, iniziamo a scendere verso il tracciato della vecia ferovia, che volevo percorrere a ritroso….
Appena fuori Trodena un sentierello nel prato ci indica la strada per “la Pausa”. Ci infiliamo solerti e veloci. Ovviamente perdiamo subito la traccia e ci ritroviamo nel mezzo di un bel prato ad erba alta.
Un per fortuna, un po’ per “naso” ritroviamo la via giusta e scendiamo in bel bosco con tracciato vario e anche moderatamente tecnico. Comincio a divertirmi…

In un batter d’occhio siamo sopra la Pausa sul tracciato giusto. La carraia scende veloce e mi lascio trasportare in velocità dalla bici che si diverte. Non vedo Flora dietro di me…mi fermo…e dopo un attimo mi arriva la telefonata…tra un insulto e l’altro Flora mi dice che ho sbagliato strada e che devo rientrare. Obbedisco!
Rientrato velocemente sul tracciato originale raggiungo la moglie e pedaliamo allegramente sulla bella strada che è il tracciato della Vecia Ferovia. Poi un cartello che indica “Montagna” attrae la nostra attenzione. E’ una scorciatoia….
E ci buttiamo a seguirlo. Scendiamo nel bosco sul sentiero assai divertente tagliando decisamente i tornanti della lenta strada ferrata.

Com’è, come non è…ad un certo momento Flora ed io ci perdiamo di vista. Io faccio un taglio nel bosco, convinto di riprenderla appena sotto…invece mi ritrovo in un attimo nel centro di Montagna.
Aspetto un po’…aspetto un po’…non si vede arrivare la moglie…Già sento i giusti improperi..
Mi attacco al telefono. Dopo un po’ risponde. Non è troppo arrabbiata. E’ appena fuori paese…
Ci troviamo davanti alla grande fontana.
Ora si tratta di tornare al campeggio…Non seguiamo la via di salita, ma decidiamo di fidarci dei cartelli escursionistici che indicano “AUER”.
Ci infiliamo decisi e il sentiero che percorriamo è decisamente bello, e nemmeno banale. Scendi scendi scendi ci ritroviamo in un bel parco sopra Auer.
Così a caso seguiamo un tracciola nel parco assai divertente. Ci ricorda tanto il parco dello Stirone…
Dopo un po’ mi vien da pensare che ci stiamo spingendo un po’ troppo in la….
In effetti emergiamo dal parco assai fuori Auer. Non vogliamo tornare lungo la statale. Di la dal frutteto c’è la ciclabile. Ci infiliamo quatti quatti nel frutteto, e stando attenti a non far danni “emergiamo” dall’altra parte sulla ciclabile, fra gli sguardi strani dei frequentatori.
Rientriamo rapidamente alla base….

Riponiamo le bici sul camper
e…cosa meglio di un buon bagno in piscina?
E ce lo concediamo.

L’ultimo atto di una bella giornata: visita in macelleria e acquisto di splendide bistecche da fare alla piastra….  

TREMALZO....IN "ORARIO"

E' necessario premettere che quando mia moglie prende le cose di punta, riesce a fare quello che si propone… e senza scomporsi nemmeno tanto. Era successo qualcosa del genere qualche anno fa, in occasione del nostro percorrere la Via Francigena.
Davanti ai miei timori e alle mie apprensioni per la sua salute con le previsioni decisamente avverse, ha dato prova di grande forza e sicurezza, affrontando le fatiche di una lunga prova a tappe e gli strali di Giove Pluvio,  senza nemmeno  un raffreddore, senza dar mai segno di minima stanchezza. Mai sentito un lamento, mai avuto un tentennamento.
Anche in questa occasione Flora parte decisa….
In occasione del giro del Tremalzo dell’altro giorno, aveva affermato di volerlo percorrere anche in senso inverso….ed ora siamo qui a pedalare in salita…
Sarà la adrenalina data dalla bici nuova, sarà che sta bene…sarà quel che vuoi…ma nonostante le previsioni abbastanza incerte, questa mattina Flora era pronta bene in anticipo e gasata al punto giusto per affrontare la lunga salita.
Da Molina di Ledro fino ai Fortini e Passo Nota l’avevamo già pedalata in occasione della escursione col CAI di Parma.
Io la ricordavo abbastanza tosta, specialmente come pendenze, il terreno era ottimo e  non ricordo  presentasse particolari difficoltà tecniche . Poi sarà tutto da vedere.
Un passo per volta….anzi una pedalata alla volta.
L’aria fresca del mattino ci accompagna nel breve trasferimento da Pieve a Molina di Ledro.
Al bivio del sentiero per i Fortini,  ci fermiamo per la foto alla segnaletica e, con l’occasione diamo qualche indicazioni ad un ragazzo tedesco alle prese con la carta escursionistica( come se fossimo di casa). Non sapeva se abbordare il giro di Tremalzo da Pieve o da Molina.
Noi, malefici, lo indirizziamo, ovviamente verso Bocca Fortini… dalla parte più tosta. Ma lui da bravo tedesco, non fa una piega e parte “lancia in resta” all’attacco della via…buon viaggio.
Un po’ più lenti approcciamo la salita con il rispetto  dovuto.
Gli strappi sono rimasti tosti come il mese scorso, non si sono mitigati. Salita dura era e salita dura è rimasta.
Nonostante la nuova 27,5 Flora fatica alla grande, ma l’entusiasmo l’aiuta parecchio e questo vuol dire tantissimo.

Non passa tanta gente su questa via, ma trovo ugualmente modo di fare 4 chiacchiere con un biker che ci sorpassa su un ripido salitone. Allungo un po’, staccando Flora, e mi accodo al collega che sta transitando con una bici molto più leggera.
Per qualche tornante chiacchieriamo (anche se con apposito fiatone) sui gruppi corone-pignoni e sulle varie combinazioni di rapporti che ci sono in giro. Non mi accorgo che i tornanti passano e vado chiacchierando. Poi mi sovvien che Flora è rimasta indietro e ritorno sui miei passi per andarle incontro. Da un fulmine che parte dai suoi occhi (zot) capisco che non l’ha presa benissimo….ma in un attimo siamo in falso piano, il panorama è bello…e tutto passa.

Dopo questi strappi vigliacchi arrivare a Bocca Fortini è un attimo. Incontriamo una truppa di donne russe con bambini e bambine, che si incamminano sul sentiero che porta a Riva del Garda convinte di andare a Limone del Garda. Vano è il nostro tentativo di spiegare che Leano….non è uguale a Limone….Le signore molto convinte mi fanno anche lo spelling, indicando col dito Le..a..no….e pronunciando…Li…mo…ne…. Quasi uguale (la stessa differenza che passa tra Pilastro e Pollastro…in dialetto riesce meglio)
A nulla sono valse le mie parole. Pazienza, una volta a Riva prenderanno l’autobus per Limone….sempre che non vadano a Rovereto….
Scendiamo a Passo Nota,
salutiamo il rifugio e sotto il cartello che indica passo Tremalzo 9km ci fermiamo a mangiucchiare qualcosa.
Poi iniziamo la nostra pedalata sulla strada militare.
La pendenza è assolutamente abbordabile, pensavo peggio, solo il fondo è insidioso perché costituito in prevalenza da ghiaia e sassi smossi.

Il vero ed unico problema è rappresentato dai ciclisti in discesa.  Alcuni scendono tranquilli, altri sono ben lanciati….e qualcuno, lo si nota bene, è completamente alla mercè del suo mezzo a pedali…e non è bello.
Cominciano a scendere i biker, bardati da antichi guerrieri medievali, che i pulmini provenienti da Riva e da Torbole, scaricano a passo Tremalzo. Lungo la via militare scendono questi figuri armati di mtb da discesa e casco integrale e protezioni….spero proprio che poi vadano a percorrere qualche sentiero degno di tanta attrezzatura…ma qualcuno mi è parso scarso di tecnica…
Intanto prosegue la nostra pedalata, lenta ma costante. Su una parete di roccia bene assolata notiamo lo spuntare di alcuni raponzoli di roccia.
Fiori molto particolari e anche molto belli. Ci fermiamo a fotografarli come se avessimo visto chissà quale rarità….di li in poi ce n’era una coltivazione….ad ogni fessura della roccia bianca al sole un raponzolo….
E ridendo di questa curiosità, tornante dopo tornante, continuiamo a salire.

Ormai viaggiamo in compagni di diversi bikers. Siamo distanti pochi metri l’uno dall’altro, ci sorpassiamo e controsorpassiamo a secondo del momento….ma siamo sempre li.
Mentre il cielo comincia ad abbuiarsi a causa delle nuvole che provengono dall’altro versante, comincio a considerare di essere abbastanza vicino alla galleria…errore gravissimo. Flora mi fa notare alcuni bikers che transitano diversi tornanti sopra le nostre teste… eppure, l’altimetro…eppure il contakm…dovremmo esserci…quasi…alzo la testa quasi incredulo…eppure dobbiamo salire fino la…mentre i nuvoloni ingrigiscono il cielo.

Incoraggio Flora, che non ha bisogno di alcun incoraggiamento ( e me lo fa notare) e giù a pedalare, e, meraviglia, in men che non si dica superiamo i tornanti e ci troviamo di fronte alla galleria della Marogna.
Entusiasmo alle stelle!
Si sprecano le foto, e ci facciamo fotografare, e fotografiamo gli altri bikers che sono arrivati insieme a noi…

Buttiamo giù qualcosa di solido nella pancia.
Le nuvole si stanno addensando in modo preoccupante sopra di noi, e non concedo a Flora nemmeno il caffè al bar.
Iniziamo la discesa veloce fino al Garibaldi
e decidiamo di scendere dal sentiero dell’altr’anno. Non mi sembrava particolarmente cattivo allora…adesso dovrebbe essere ancor più fattibile.
Ma prima di scendere dobbiamo salire. Dopo il Garibaldi sapevo di dover salire, ma non così tanto…Flora comincia a stramaledirmi un po’, solo un pò ….voleva solamente il caffè….mentre il cielo sembra aprirsi e un timido sole riscalda anche troppo il nostro pedalare in salita.
Finalmente scolliniamo ed iniziamo la nostra discesa verso Pieve di Ledro.
Arriviamo ad un bivio.
L’altr’anno avevamo tirato dritto…e sono intenzionato a ritornare di li…a destra dove indicano i sentieri per mtb c’è una sbarra…ma è solo per non far scappare gli animali al pascolo…
Flora decide che si va di qui, bon…
Signor si! (obbedisco …va bene ugualmente)
Andiamo pure. La prima parte di discesa scorre via che è un piacere. Nel fresco bosco, lungo una forestale ben tenuta le nostre mtb scendono che è un piacere.

Poi ad un tornante incrociamo un SUV, rallentiamo e l’autista ci sconsiglia di non scendere ulteriormente e di prendere il sentiero sulla nostra sinistra. Ringraziamo.
In effetti la traccia sul mio gps gira e anche le indicazioni ci menano da quella parte.
E inizia un trail davvero interessante e vario.
Il sentiero corre a mezza costa in un continuo divertente saliscendi.  Il single track è davvero single e spesso esposto, ma nel verde è assai rilassante.
Purtroppo le piogge hanno rovinato alcuni tratti, specialmente in corrispondenza di ruscelletti, ed è necessario scendere dalla bici e superare l’ostacolo bici alla mano. Qualche volta si passa uno per volta, prima la bici, poi il biker…

Qualche goccia di pioggia interviene ad agitare il morale…ma siamo qui in mezzo non ci possiamo fare nulla. Dobbiamo solamente restare tranquilli e continuare il nostro viaggio con prudenza.
Togliamo e mettiamo le protezioni antiacqua alla bisogna. L’aria resta calda e umida e appiccicosa.  Non si sentono quelle folate gelide e quell’odore d’acqua che contraddistinguono il temporale imminente.
Questa tiritera va avanti parecchio, e il sentiero non scende; in alcuni momenti mi prende lo sconforto (avremo sbagliato il sentiero?), eppure il navigatore mi indica che sono in traccia. D’improvviso una segnaletica ci rincuora, siamo sulla via giusta, ma siamo ancora molto alti.

Poi incrociamo due escursionisti tedeschi che mi sembra siano in campeggio a Pieve…provo a chiedere info sul sentiero…
Mi confermano che è quello giusto e che tra poco ci sarà la discesa…ma dalla loro faccia mi sembra di capire che la discesa è di quelle davvero impegnative.
Infatti di li a poco un cartello ci manda verso il basso. Si intuisce subito che la storia sarà tosta. Personalmente sono al limite e consiglio a Flora di scendere con la bici a mano.
Qua e la il sentiero lascia un attimo di respiro, ma mediamente è davvero duro.
Tornanti davvero stretti e anche nascosti dal fogliame rigoglioso, con gradini alti e radici bagnate nel mezzo. Roba da finire il tratto con le braccia in frantumi.
Sopra di noi sento vociare in tedesco e sferragliare di bici e sassi.
Io scendo un po’ e aspetto Flora, tornante dopo tornante caliamo di quota, ma il sentiero invece di migliorare peggiora.
In qualche passaggio devo scendere anch’io.
I tedeschi mi raggiungono e li lascio passare. Qualcuno di loro sembra veramente bravo, altri cercano di sopravvivere come faccio io.
Flora si ferma  e lascia passare le truppe germaniche.
Ormai siamo in fondo al calvario.
Dopo un ultimo ostacolo siamo su una bella strada bianca che ci porterà fin giù.
Anche i tedeschi, non solo io, sono mediamente sverniciati….
Siamo tutti segnati, ma la felicità si legge sul volto di tutti.
Con un applauso i tedeschi accolgono Flora all’uscita del sentiero.
Flora si stima molto e con ragione.  
La segnaletica indica che dobbiamo salire ancora un po’…eppure Pieve di Ledro è la in basso…
Non se ne può più…ma non tanto per stanchezza…è una questione morale…sai che devi scendere e si continua a salire.
Eppure segnaletica e traccia GPS ci dicono che siamo sulla strada giusta.
Teniamo duro e pedaliamo.

Dopo l’ultimo impietoso strappo finalmente la strada inizia a scendere con continuità.
In uno slargo la vallata si apre e vediamo il lago di Ledro sotto di noi.
Il panorama è davvero molto bello e ci fermiamo a fare due foto .

Sul Display del navigatore comincio ad intravvedere la macchia azzurra del lago, la strada scende veloce…
Ci siamo, siamo arrivati!
Siamo davvero felici.
Sistemo le bici dietro il camper, le copro, e mentre mi avvio alla doccia….i primi tuoni in lontananza, le prime grasse gocce d’acqua….
E mi scappa da ridere….